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AVVISTAMENTO DI UNA TRACHEMYS IN ACQUE SALENTINE

L’esemplare di Trachemys scripta elegans avvistato (Archivio fotografico dell’ufficio Ambiente – Comune di Nardò).

Con rammarico segnaliamo che nella Palude del Capitano in località Sant’Isidoro, marina di Nardò (LE), è stato avvistato (e fotografato) un esemplare adulto della specie Trachemys  scripta  elegans, una tartaruga acquatica di origine nordamericana ed importata in passato in Europa per scopi hobbistici. Dal 24 ottobre 2001 (Regolamento CE 2087/2001) ne sono vietate le importazioni (anche di ibridi) a tutela della tartaruga palustre europea, l’Emys orbicularis.

 Emys orbicularis, tartaruga palustre europea, specie protetta perché a rischio d’estinzione (foto F. Denitto)

L’esemplare in questione è stato abbandonato da qualche sprovveduto che ha pensato bene di liberarsene viste le grandi dimensioni che l’animale aveva raggiunto. Questa specie, soprattutto nel caso di esemplari adulti, è facilmente adattabile ai nostri climi ed è in grado di sopravvivere tranquillamente anche agli inverni più rigidi delle nostre latitudini. Sebbene ci siano pareri contrastanti sugli effetti di una  loro introduzione in habitat nostrani, la sua presenza nella Palude del Capitano non deve essere sottovalutata in quanto non è affatto escluso che la sua presenza possa essere una seria minaccia per il delicato ambiente palustre salentino.

Chiediamo dunque, a coloro che riuscissero ad avvistarla nuovamente, di segnalare tempestivamente la sua presenza (indicando il luogo di stazionamento preferenziale dell’animale) ad enti ed associazioni che potrebbero intervenire in tempi rapidi per cercare di catturarla viva e deporla in una nuova vasca idonea per il suo mantenimento in cattività.

Per segnalare la presenza di questo o altri esemplari rinvenuti in bacini locali, invitiamo a rivolgersi ai seguenti enti ed associazioni:

MUSEO DI STORIA NATURALE DEL SALENTO – Via Europa, 95 – 73021 Calimera (LE) – Tel. 0832.875301.  Sito web: http://www.museocalimera.it

GRUPPO ACQUARIOFILO SALENTINO – Via Adige 26/a – 73100 Lecce. Email: coordinatore@gas-online.org, sito web: www.gas-online.org

CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comando Provinciale, Viale della Libertà, 70 – 73100 Lecce. Tel. 0832.097211. Sito web: http://www3.corpoforestale.it

Per chi non ne fosse a conoscenza, la  Trachemys scripta elegans è la “cugina” della Trachemys scripta scripta, comune tartaruga acquatica, sempre di origine nordamericana, i cui giovani esemplari di pochi centimetri sono spesso venduti nei negozi di acquariofilia o presso le fiere ed i mercati paesani. Le due specie sono molto simili e si distinguono principalmente per la mancanza della tipica “guancia rossa” presente nella prima ed assente nella seconda.

Particolare foto Trachemys scripta elegans, da notare la tipica macchia rossa (ritaglio Archivio fotografico dell’ufficio Ambiente – Comune di Nardò)

Giovani esemplari di Trachemys scripta scripta in un acqua-terrario di un negozio di acquariofilia (foto F. Denitto)

Trachemys scripta scripta e Trachemys scripta elegans adulti  (foto F. Denitto)

Queste tartarughe sin da piccole possono essere allevate con molta facilità in un semplice acquario che sia però predisposto di una zona emersa, meglio se illuminata da una lampada UV-A. La vita di questi rettili nei loro ambienti naturali è difatti svolta al sole tra le sponde delle calme acque delle anse dei fiumi e tra le rive degli stagni e delle paludi con ampia diffusione in America settentrionale.
Da adulte possono essere facilmente allevate all’aperto, basta solo aver cura di fornirgli una capiente vasca per il nuoto ed un ampio spazio sulla terra ferma dove passerà i due terzi della giornata ad osservare incessantemente tutto ciò che le circonda.

ATTENZIONE! È molto importante circoscrivere l’ambiente con un’idonea recinzione per evitare che fuggano!

L’alimentazione varia secondo l’età, fino ai 3 anni di età sono prevalentemente carnivore, da adulte cambiano abitudini diventando delle opportiniste prediligendo un alimentazione vegetariana composta da piante acquatiche. In cattività può essere facilmente sostituita con l’ampia scelta di mangimi in stick reperibili in qualsiasi negozio ma é senz’altro importante avere cura di loro nei periodi successivi al letargo, con alimenti ad alto contenuto di calcio (prezzemolo, menta, spinaci, farina di soia, radicchio, cicorie, carciofi ecc.) dosare, comunque, con parsimonia le quantità di cibo a causa della loro innata voracità.

Perché non bisogna mai! abbandonare una specie non autoctona?

Preservare un ambiente da una specie intrusa non è mai cosa da poco a tal proposito  vi descriviamo quello che è un piccolo paradiso del Salento quale La Palude del Capitano.

Il territorio in questione è situato nel lembo di terra prospiciente la zona A, a riserva integrale, dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo (LE). Essa è anche tutelata dalla normativa comunitaria (pSIC IT9150013). E’ stata inserita recentemente nel Parco Regionale di Porto Selvaggio ed, infine, è stata da poco tempo inclusa per proposta del Centro di Speleologia Sottomarina “Apogon”, nel Catasto delle Grotte e delle Aree Carsiche della Federazione Speleologica Pugliese (Pu 1571).

Si tratta di uno specchio d’acqua emerso per lo sprofondamento della parte superiore di un’antica caverna a causa dell’erosione delle acque che corrono nel sottosuolo. Un fenomeno tipico dei terreni carsici, scientificamente noto con il nome di doline, (in gergo denominate “spunnulate”, che in italiano sta per “sprofondate”).

Un esempio di roccia sotterranea soggetta a lento fenomeno di carsismo (foto di A. Crudo)

Il quadro geologico dell’area è costituita da calcari in linea con la genesi e le evoluzioni delle terre emerse in Puglia. Il tutto si  completa con un fenomeno carsico di genesi “profonda” che a causa dei fenomeni di crollo più recenti appare come una piccola palude.

Alla base del crollo di questa (ex) caverna sottomarina sussistono vari fattori di carsismo dovuti alla lenta erosione data la presenza di una serie di sorgenti di acqua dolce e salata che si immettono nella  fitta rete di canali che comunicano con il mare (la palude dista circa 800 metri dal mare). Alcune di queste grotte sommerse sono state parzialmente esplorate con non poche difficoltà legate soprattutto all’accumulo di sedimenti per molti mesi all’anno e le dimensioni limitate dei canali. Tutt’oggi non si esclude (date le particolari condizioni chimico-fisiche del bacino) una serie più vasta di cunicoli e sorgenti comunicanti con le falde profonde ed il mare

Ciò che rende particolarmente interessante questo ambiente è il particolare sviluppo di un ecosistema marino-salmastro che lo rende un ambiente stabile dal punto di vista della temperatura che rimane stabile durante tutto l’anno sui 19 – 21°C  dovuto alla presenza delle sorgenti ipotermali; e per la massiccia presenza di specie eurialine come cefali (Liza ramada) e aterinidi (Atherina boyeri) che attraversano queste grotte sommerse insediandosi nelle acque salmastre del laghetto lontani dai predatori.

Dal punto di vista tassonomico sono state individuate 35 specie diverse tra cui:

Flora semisommersa
Juncus acutusJuncus maritimus, Schoenus nigricans, Arthrocnemum fruticosumTamarix africana.

Flora sommersa
Chaetomorpha sp., Enteromorpha sp., Potamogeton pectinatus, Ruppia cirrhosa, Ruppia maritima.

Invertebrati (sessili e vagili)
Cordylophora caspia, Theodoxus fluviatilis, Hydrobia ventrosaMytilus galloprovincialisPalaemonetes antennarius, Palaemon adspersus.

Macrofauna planctonica (≥200 μm)
Gammarus aequicauda, Sphaeroma hookeri, Jaera sp., Podocopida indet., Larva di ChironomidaeNematoda indet., Thecosomata indet.

Microfauna planctonica (<200 μm)
Mytilina sp. , Proales sp., Notholca squamula, Lepadella patella, Euplotes sp., Harpacticoida indet., Calanoida indet.

Vertebrati (anfibi e pesci)
Bufo viridisAphanius fasciatusAtherina boyeriLiza ramadaAnguilla anguilla.

 

Aphanius fasciatus maschio a sinistra e femmina a destra (foto F. Denitto)

Particolare importanza, in questo ambiente, riveste la presenza Aphanius fasciatus specie eurialina inclusa nella lista delle specie protette secondo la Direttiva abitat (Direttiva 92/43/CEE) che è forse un raro caso di relitto faunistico sopravvissuto alla crisi evaporitica del Messiniano (circa 7-5 milioni di anni fa) quando il bacino del Mediterraneo si prosciugò quasi del tutto, formando solo isolate pozze ipersalate che provocarono una estinzione di massa della quasi totalità delle specie esistenti che ha potuto così vivere in queste acque grazie anche all’assenza della Gambusia sp. che, in altri biotopi mediterranei ne ha determinato il declino e talvolta l’estinzione di molte delle sue popolazioni.

CONCLUSIONI

Il sistema acquatico della Palude del Capitano si basa su delicati equilibri e le specie che la abitano si sono si sono adattate nel tempo ad un ecosistema pressoché stabile.

L’introduzione della tartaruga (o forse più di un esemplare!) di recente avvistata nel piccolo bacino salentino, potrebbe contribuire ad alterare rapidamente il delicato equilibrio acquatico che vige nella Palude del Capitano, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di alcune delle specie che in essa vivono.

Impariamo a rispettare meglio l’ambiente! Non sostituiamoci alla Natura!

 Articolo redatto da Francesco Denitto e Alessandro Crudo

 

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